Perle d’imitazione

Sferette artificiali dai nomi ingannevoli: “perle di Majorca”,”perle di Parigi” o peggio ancora “perle di coltura migliorate”!

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Semplicemente finte!

Definizione e composizione delle perle false

Con il termine “perle d’imitazione”, o “perle false”, si indicano perle prodotte interamente dall’uomo, ovvero fabbricate artificialmente senza l’impiego di ostriche. Le perle d’imitazione sono costituite da materiali di qualsiasi composizione; possono anche essere ricoperte da sostanze madreperlacee di origine animale, ma rimangono comunque dei prodotti non naturali, in quanto non sono state generate da molluschi.

Fabbricate in serie

Differenze tra perle d’imitazione e perle coltivate

Le perle d’imitazione non possiedono le proprietà fisiche e ottiche delle perle di coltura e possono essere riconosciute ad occhio nudo anche da persone non esperte. A differenza delle perle naturali e delle perle coltivate, le perle false sono identiche tra loro: riflettono la luce esattamente nello stesso modo, hanno colorazioni e dimensioni perfettamente uguali; in poche parole hanno tutte le caratteristiche dei prodotti realizzati in serie. Inoltre il foro delle perle vere è preciso e senza difetti, mentre il foro delle perle false è spesso rovinato da piccole sbavature, causate dalle sostanze collanti presenti nel prodotto.

Facili da riconoscere

Test per riconoscere le perle d’imitazione

Le perle d’imitazione si possono distinguere dalle perle coltivate con dei semplici test. È sufficiente spingere lievemente la perla contro il bordo di un dente e analizzare la sensazione percepita. Se la gemma vi sembra liscia e levigata, si tratta di una perla d’imitazione; se invece vi sembra ruvida come la carta da smeriglio, si tratta di una perla di coltura. Se non siete convinti, provate con un test un po’ più invasivo: posizionate la perla in questione tra le due arcate molari, esercitate una leggera pressione e osservate se la gemma si graffia. Le perle coltivate hanno una struttura madreperlacea decisamente resistente e di certo non si rovineranno con una pressione così modesta. Invece è molto probabile che la superficie sintetica delle perle finte risulti graffiata o scheggiata.

Ecco le più diffuse

Elenco delle perle d’imitazione più comuni

Perle d’imitazione Descrizione
Perle Majorca Note anche come “perle Mallorca” e “perle Orquidea”. Sferette di vetro opalescente (oppure plastica o porcellana), rivestite di essenza d’Oriente e immerse in bagni chimici (acetato di cellulosa e nitrato di cellulosa) per favorire l’indurimento. Sono perle d’imitazione vellutate e iridescenti, in alcuni casi davvero simili alle perle coltivate.
Perle Vasca Note anche come “perle Sheba”, “perle Sumo”, “perle Takara”, “perle Angelo” e “perle di coltura migliorate”. Sferette di madreperla ricoperte da pellicole iridescenti di nylon e immerse in numerosi bagni di vernici (miscele di sostanze plastiche, carbonato di piombo, mica e ossido di titanio). Sono tra le perle false più recenti ed economiche e sono molto diffuse in tutto il mondo.
Perle Parigi Note anche come “perle francesi”. Sferette di vetro soffiato, rivestite nella parte interna con essenza d’Oriente e successivamente riempite di cera. Nascono in Francia agli inizi del 1600 e sono tuttora molto diffuse, soprattutto in Europa.
Perle Venezia Sferette di vetro soffiato arricchito con sostanze madreperlacee in fase di fusione. Tutt’oggi, i maestri vetrai veneziani relizzano le perle Venezia di maggiore qualità, producendo sferette di vetro soffiato iridescente, successivamente riempito con cera.
Perle Boemia Perle false di forma irregolare, ricavate tagliando e lucidando accuratamente delle protuberanza di madreperla. Vengono prodotte e commercializzate soprattutto in Russia e in altri paesi dell’est europeo.
Perle Roma Sferette di alabastro immerse in bagni di sostanze iridescenti (polvere madreperlacea, scaglie di ostriche, colla di pesce, etc.).
Perle Rose di Turchia Sferette costituite da un impasto di petali di rose della Turchia lucidato e profumato con olio di rosa. I fiori vengono pestati, essiccati, bagnati con acqua di rose e compattati fino a ottenere un composto denso.
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