

Oggi vorrei sfatare (ammesso sia ancora necessario) la leggenda che vuol le perle indossate solo in certi momenti classici e magari solo da un certo target di consumatori…


Oggi vorrei sfatare (ammesso sia ancora necessario) la leggenda che vuol le perle indossate solo in certi momenti classici e magari solo da un certo target di consumatori…

Il tema delle lacrime è spesso legato alla perla nelle credenze popolari: lo troviamo nei racconti cinesi e giapponesi che narrano le storie dei pescatori di perle morivano e delle loro fidanzate o spose che li piangevano.
Si pensava anche il mollusco contenuto all’interno della conchiglia morisse dopo aver generato la perla e che questa fosse la sua lacrima.
Il culto dell’ornamento si è sempre accompagnato alla ricerca di gemme e metalli rari e preziosi. Non desta sorpresa perciò che fin dall’antichità la perla abbia recitato un ruolo da protagonista nella gioielleria più pregiata.
Sobria ed elegante per status, la perla riconquista la ribalta. Lo stile e’ pervaso dalla voglia di restaurazione, e’ quasi una necessita’ detatta dalla congiuntura economica ritornare ai valori solidi, ai espressivi del “Bon ton“.
Alla pulizia delle forme e alla chiarezza dei contenuti. Per dire, sulle passerelle ha cominciato a riapparire con insistenza il tanto deprecato (dai gioiellieri) minimalismo. Il gioiello-manifesto di questo nuovo orientamento del gusto non puo’ che essere la perla. Bianca, nera, grigia che sia rimane la quintessenza dell’eleganza senza tempo.
La perla è sempre una giusta scelta: come il diamante, non conosce stagioni e nemmeno tramonti, anzi ha visto una diffusione sempre più elevata da quando, agli inizi del secolo, sono comparse sul mercato le perle di coltura grazie all’intervento dell’uomo.
Immancabili nell’antichità al collo di sovrani, regine e nobildonne come simbolo di ricchezza e potere, le perle sono diventate il trademark dell’eleganza femminile, e da Chanel in poi un must da reinterpretare, moltiplicare, contaminare con rigoroso capriccio.