17
mag

Perle Akoya

Sono perle d’acqua salata, coltivate storicamente nei mari del Giappone, ma diffusesi ultimamente anche in Cina, Vietnam e Korea del Sud. Sono le perle considerate “classiche”, quelle più apprezzate dalla gioielleria e le più adatte per i braccialetti o il classico filo di perle. Il loro diametro è limitato, va dai 2 ai 10 mm al massimo, ma le caratteristiche che le rendono così apprezzate sono la lucentezza e perfezione della superficie. Generalmente l’80% di queste perle di coltura risulta quasi totalmente privo di caratteristiche naturali ed evidenti imperfezioni di superficie e per la maggior parte si tratta di perle dalla forma sferica (in percentuale molto maggiore rispetto alle perle coltivate dei mari del sud o d’acqua dolce). Anch’esse possono comunque assumere forme differenti: a goccia, ovale o a bottone. Sono di colore bianco con sfumature che vanno dal crema al rosa o il classico argentato. Più raramente assumono anche toni dorate. Il loro prezzo è generalmente maggiore rispetto alle perle d’acqua dolce (anche in virtù del fatto che vengono prodotte in numero minore , considerato che l’ostrica Akoya è un mollusco relativamente produttivo).
Si tratta di perle nucleate rese popolari all’inizio del 1900 grazie al metodo di coltivazione introdotto da Kokichi Mikimoto. L’ostrica da cui provengono è la Pinctada martensiide fucata, un mollusco di modeste dimensioni che rispetto alle altre varietà può sopportare fino ad un massimo di 3 nuclei innestati contemporaneamente. Il numerò di innesti andrà comunque a variare in base alle dimensioni delle perle che si desidera ottenere.

Le Akoya sono ostriche di dimensioni relativamente modeste

Il metodo di coltivazione delle perle Akoya è il medesimo di quello delle perle d’acqua dolce e consiste nell’innesto del frammento di tessuto dell’ostrica donatrice nella gonade (l’organo sessuale dell’ostrica). A differenza di queste ultime però, le perle Akoya hanno dimensioni mediamente maggiori.
I tempi di maturazione variano dagli 8 mesi ai 2 anni, solitamente i coltivatori attendono minimo un anno per procedere con il raccolto, in virtù del fatto che il tempo è uno dei fattori che contribuisce ad aumentare le dimensioni della gemma. Altri fattori sono la temperatura dell’acuqa (le ostriche Akoya prediligono ambienti freddi, comunque non inferiore ai 13 °) e le metodologie di allevamento. Generalmente il nacre più pregiato si ottiene quando le temperature scendono lentamente dai 20 ai 15 cm.

13
mag

Le perle sono gemme senza tempo, simbolo di purezza e raffinatezza. Indossate con un’abito da gran sera o con una mise casual esercitano sempre un fascino sorprendente. Il filo di perle è un oggetto dallo charme imperituro che mai dovrebbe mancare dal guardaroba di una donna. Ma mai come quest’anno le perle trovano spazio nelle passerelle e nel cuore dei trend-setter:

Il filo di perle come gia detto è un must. E allora via libera al filo unico, l’importante che sia di una certa lunghezza, benissimo l’opera, se non ancora più lungo, in pieno stile anni trenta.

l'intramontabile filo di perle

Ma anche gli anche per gli animi più estrosi possono trovare nelle perle la gemma ideale per manifestare il loro bisogno di esibirsi. Allora i fili si moltiplicano e scendono protaginisti, in diverse lunghezze e dimensioni.

shooting_donna_moderna

Per le giovanissime Fendi ha creato il collier Delfina, in oro, diamanti e perle australiane.

Collier Delfina Fendi

Grande ritorno (gia iniziato negli ultimi anni) delle perle barocche, per anni snobbate in favore di quelle perfettamente sferiche. Lydia Courteille propone una collezione che le vede protagonista:

Collana Lydia Courteille

Ma non solo gioielli. L’ultima tendenza per la primavera ed estate a venire è quella di impreziosire anche le acconciature più semplici con le perle, come ha fatto Chanel:

Perle tra i capelli per Chanel

09
mag

 

Formazione di una perla


Il processo che porta alla formazione di una perla è un processo naturale estremamente affascinante ed avviene quando un corpo estraneo si insedia tra i tessuti molli di un’ostrica, più precisamente nella cavità palleale, cioè la zona che sta tra il pallio e la conchiglia. E’ credenza diffusa che la causa di tale processo sia un granello di sabbia, in realtà questa opportunità è la più rara. Generalmente si tratta di materiale organico, un parassita od un qualsiasi danneggiamento che provochi lo spostamento del tessuto da una parte ad un’altra del corpo del mollusco. Può trattarsi per esempio di un danneggiamento provocato da un un granchio o qualche altro predatore o parassita. Oppure si tratta di corpi estranei che si insediano tra le valve del mollusco quando queste sono aperte per contribuire alla respirazione o all’alimentazione. Il mollusco per difendere i propri tessuti da un’eventuale irritazione, secerne una combinazione di aragonite, calcite e conchiolina chiamato nacre (o madreperla). Questa operazione viene compiuta ciclicamente facendo si che il materiale secreto si sovrapponga in strati che gli uni sugli gli altri danno vita negli anni alle preziose gemme che tutti conosciamo. Il nacre è composto da strati di cristalli disposti tra loro in modo simmetrico così da rinfrangere la luce l’uno con l’altro. In questo modo si viene a creare quell’arcobaleno i luce che ben conosciamo come madreperla.
Generalmente una perla naturale è formata da un nucleo piu scuro di calcite o aragonite ed una parte esteriore piu chiara, formata da nacre. Se si sezionasse in due una perla questi differenti materiali sarebbero facilmente distinguibili. Ad oggi la stragrande maggioranza delle perle su mercato è di coltura, mentre quelle naturali sono estremamente rare. Ad ogni modo il processo che porta alla nascita di una perla di coltura e una naturale è il medesimo, con l’unica eccezione che il corpo estraneo che da origine la nascita della perla viene introdotto nel mollusco artificialmente.
Nel caso delle perle di coltura l’uomo inserisce nella gonade l’agente irritante (un nucleo di madreperla generalmente di forma sferica) un ed un frammento di mantello epiteliale prelevato da un’ostrica cosiddetta “sacrificale”. Il mantello epiteliale avrò lo scopo di avvolgere il nucleo con gli strati di nacre che si formerà grazie alla secrezione della conchiolina (sostanza collagene) ed i cristalli di carbonato di calcio e aragonite presenti nell’acqua. Nel caso delle perle d’acqua dolce il processo non prevede l’inserimento d’un nucleo ma solo d’un frammento d’epitelio e quindi la creazione e la sostanza della gemma sono indubbiamente considerabili più simili ad una perla naturale.

04
mag

Arco Valley Pearl

E’ la seconda perla naturale al mondo per dimensioni. La perla Arco Valley è una perla barocca di 575 carati vecchia più di 800 anni. Il suo valore si aggira attorno agli 8 milioni di dollari ed il suo nome deriva dall’omonima famiglia austriaca che l’ha posseduta all’inizio del secolo scorso. Nella sua storia è stata lavorata e perforata più volte, e la posizione dei fori ci consente di sapere l’utilizzo che ne è stato fatto: la prima volta è stata forata per ornare la tiara di una donna di cui non conosciamo il nome, la seconda perchè facesse da ornamento ad un abito da cerimonia cinese e la terza per decorare il turbante di un re persiano. Infine è stata restaurata affinchè tornasse al suo aspetto originario.
La perla Arco Valley ha origini molto probabilmente da una Pinctada Maxima, si tratta di una perla blister ovvero una perla che alla fine della formazione si trova attaccata al guscio dell’ostrica.
E’ di colore bianco tendente al blu con sfumature rosa e crema.

Battuta all'asta ad Abu Dhabi nel 2007

E’ appartenuta ad imperatori cinesi, persiani e mongoli tra cui l’imperatore Kublai Khan, nipote di Gengis Khan, che la regalò a Marco Polo con il quale aveva un rapporto di amicizia. Nel 1295 Marco Polo fece ritorno a Venezia con la perla ed altre pietre preziose donategli dall’imperatore. Dalla sua morte (1324) in avanti, il percorso intrapreso dalla perla è poco chiaro, anche se si sa con certezza che rimase in territorio europeo. Probabilmente è passata tra le mani di qualche monarca europeo, prima di arrivare alla famiglia Arco Valley che la possedette nel corso del ventesimo secolo.
Nel 2007 è stata battuta ad un’asta in Abu Dhabi organizzata dalla Abu Dhabi Chamber of Commerce and Industry. Ad oggi non si conoscono ne l’attuale proprietario ne la collocazione geografica della perla.

28
apr

antica tradizione delle perle nella cultura cinese

Le più antiche testimonianze dell’esistenza delle perle provengono proprio dalla tradizione cinese. Furono le popolazioni cinesi ben quattromila anni fa a scoprire per prime queste gemme delicate e brillanti mentre scandagliavano i fondali marini in cerca di cibo. Da allora sono innumerevoli le opere d’arte orafa create da questo popolo talentuoso che ha fatto della perla un elemento importante della propria tradizione culturale.

Nell’antica civiltà cinese, le perle erano largamente stimate. Risulta evidente dalle numerose testimonianze lasciate sia nella storia che nella tradizione religiosa, in cui le perle vengono spesso menzionate sia nella venerazione degli dei sia come tributo all’imperatore da parte di principi stranieri. Dallo Shu Jing, antichissimo testo risalente al 2350 a.c., si può evincere come nel 23mo secolo a.c. l’imperatore Yu  ricevette in tributo “fili di perle non perfettamente rotonde” dal fiume Hwai. L’antico dizionario cinese, il Nh’ya, risalente al 30 secoli fa, ne parla come di preziosi gioielli ritrovati nella provincia di Shen-si, nella frontiera ovest.
La Cina vanta la più antica produzione di perle del mondo e fu il primo paese a sviluppare gli allevamenti di perle fin dal 1082 a.c.

Ci sono molte teorie fantastiche che popolano la tradizione letteraria cinese. Alcuni scrittori ritenevano che le perle fossero nate dal cervello di un drago fantastico. Altri scrissero che furono particolarmente abbondanti durante il regno di illustri imperatori e che venissero usate come amuleti contro gli incendi ed altre catastrofi.
Allusioni curiose si riferiscono a perle così brillanti da essere visibili fino a migliaia di chilometri, o grazie alle quali era possibile cucinare il riso.

Le perle cinesi sono di ottima qualità, e, specialmente nelle regioni meridionali, le condizioni per la formazione di perle sono ideali. Gli spazi sconfinati di questo paese presentano molteplici tipologie di acque che danno vita a moltissime varietà di ostriche. Ancora oggi la Cina produce il 96% delle perle vendute in tutto il mondo.

Le perle d’acqua dolce vengono raccolte da più di tremila anni e non solo per essere destinati all’arte orafa. La medicina tradizionale cinese utilizza l’ingestione di polvere di perla come trattamento contro patologie quali epilessia, convulsioni, ipertensione, insonnia e palpitazioni. I medici tradizionali cinesi suggerivano inoltre la polvere di perla per migliorare la vista e rilassare i nervi. E all’epoca dell’antica dinastia Ming il famoso dottore Li Shizhen inserì la polvere di perla nel suo famoso compendio di medicina come rimedio per la salute e la bellezza della pelle.